Per molte imprese, il collocamento mirato aziende non è soltanto un obbligo previsto dalla Legge 68/1999. È una procedura che coinvolge organico, assunzioni, comunicazioni obbligatorie, organizzazione delle mansioni e costo del lavoro, richiedendo grande attenzione da parte dei datori di lavoro per garantire un inserimento lavorativo efficace e sostenibile.
Un errore nel calcolo della quota, nel prospetto informativo o nella gestione della candidatura può generare ritardi, sanzioni e contestazioni. La corretta pianificazione consente invece di inserire una persona con disabilità o appartenente alle categorie protette in una posizione coerente con le esigenze dell’impresa.
Punti chiave
- L’obbligo di assunzione scatta, in linea generale, al raggiungimento di 15 lavoratori computabili.
- Le quote di riserva per i lavoratori disabili cambiano in base alla dimensione aziendale.
- Il prospetto informativo deve essere verificato ogni anno e trasmesso entro il 31 gennaio quando ricorrono i presupposti.
- Assunzioni, convenzioni, esoneri e sospensioni richiedono verifiche specifiche presso il competente centro per l’impiego.
- Contratto, mansioni, presenze, busta paga e comunicazioni obbligatorie devono riportare dati coerenti.
Collocamento mirato aziende: che cosa cambia nel 2026
La legge 68 1999 promuove l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità attraverso strumenti che collegano la capacita lavorativa del lavoratore alle caratteristiche della posizione disponibile. Il sistema non si limita, quindi, a imporre un numero di assunzioni, ma richiede una valutazione della mansione, dell’ambiente di lavoro e delle condizioni organizzative.
Il testo della Legge 68/1999 sul lavoro delle persone con disabilità costituisce il riferimento nazionale per quote, procedure e collocamento mirato. Le modalità operative, però, sono gestite attraverso servizi regionali e provinciali, con differenze nella documentazione richiesta, nei portali utilizzati e nelle procedure di convocazione.
Nel 2026 il quadro nazionale delle quote resta quello ordinario. Sono invece aumentate le verifiche pratiche su tre aspetti:
- il numero dei dipendenti effettivamente computabili;
- la corretta trasmissione del prospetto informativo;
- la scelta della procedura più adatta tra assunzione nominativa, avviamento numerico e convenzione.
Anche l’iscrizione delle persone con disabilità negli elenchi disoccupati del collocamento mirato può richiedere documentazione aggiornata. Alcune Regioni hanno modificato le istruzioni operative. In Emilia-Romagna, per esempio, dal 1° gennaio 2026 la sola ricevuta di prenotazione della visita presso la commissione sanitaria non è sufficiente per la nuova iscrizione, salvo casi previsti dalla disciplina regionale.
Per l’azienda questo significa una cosa concreta: non è sufficiente sapere che esiste una quota da coprire. Occorre verificare il procedimento applicato dal Centro per l’impiego competente per territorio.

Chi è obbligato e come si calcola la quota di riserva
L’obbligo di assunzione riguarda i datori di lavoro pubblici e privati che raggiungono almeno 15 dipendenti computabili. Il calcolo non coincide sempre con il semplice conteggio delle persone presenti in azienda. Devono essere esaminate le esclusioni, i rapporti a tempo parziale, i contratti a termine e le categorie di lavoratori che la normativa non considera nella base di computo.
Le quote ordinarie sono le seguenti:
| Dimensione aziendale | Quota per persone con disabilità |
|---|---|
| Da 15 a 35 dipendenti | 1 lavoratore |
| Da 36 a 50 dipendenti | 2 lavoratori |
| Oltre 50 dipendenti | 7% dei lavoratori computabili |
Per le imprese con più di 50 dipendenti si aggiunge, in determinate condizioni, una quota di riserva riservata alle categorie protette previste dall’articolo 18 della Legge 68/1999. Si tratta di un obbligo distinto rispetto alla quota destinata alle persone con disabilità, e deve essere verificato separatamente. Per valutare correttamente l’accesso ai benefici e il rispetto delle soglie, occorre considerare anche il grado di invalidita certificato dalle commissioni mediche competenti.
La base di computo deve essere aggiornata ogni volta che cambia l’organico. Una nuova assunzione, una cessazione, una trasformazione da part-time a full-time oppure un trasferimento possono modificare la situazione aziendale. Anche una crescita graduale dell’organico può far scattare l’obbligo di assunzione senza che la direzione se ne accorga tempestivamente.
La prima verifica dovrebbe comprendere:
- elenco aggiornato dei lavoratori in forza;
- tipologia e durata dei contratti;
- orario settimanale dei rapporti part-time;
- sedi operative e unità produttive;
- lavoratori già computati nella quota di riserva;
- eventuali esclusioni previste dalla disciplina;
- sospensioni o autorizzazioni già riconosciute.
Il part-time richiede particolare attenzione. Le ore lavorate possono incidere sul computo secondo criteri specifici, mentre il contratto deve continuare a descrivere un’esigenza organizzativa reale. Utilizzare un part-time soltanto per ridurre il numero dei dipendenti computabili espone l’impresa a verifiche sulla genuinità del rapporto, sull’orario effettivo e sulle differenze retributive e contributive.
Per un primo confronto sulle soglie e sugli obblighi relativi alle categorie protette, è possibile consultare anche la guida sulle assunzioni delle categorie protette, verificando poi la situazione concreta con il consulente del lavoro e con il servizio territoriale.
Prospetto informativo e adempimenti del datore di lavoro
Il prospetto informativo fotografa la situazione aziendale al 31 dicembre dell’anno precedente. La trasmissione avviene in via telematica, normalmente entro il 31 gennaio, quando si sono verificati cambiamenti che incidono sull’obbligo o sulla quota di riserva.
Per il 2026, il riferimento è quindi la situazione occupazionale al 31 dicembre 2025. L’azienda deve controllare se nel corso dell’anno precedente sono intervenute variazioni come:
- aumento o riduzione dell’organico;
- nuove assunzioni o cessazioni;
- trasformazioni contrattuali;
- trasferimenti tra sedi;
- raggiungimento delle soglie di 15, 36 o 51 dipendenti;
- copertura o scopertura della quota riservata.
Il prospetto informativo non deve essere compilato sulla base di stime. I dati devono coincidere con quelli presenti nei sistemi paghe, nelle comunicazioni obbligatorie e nella documentazione aziendale. Una differenza tra organico dichiarato, Libro Unico del Lavoro e dati trasmessi al centro per l’impiego può rendere difficile dimostrare la correttezza del calcolo.
La scadenza del 31 gennaio non deve essere considerata un adempimento isolato. È l’ultimo passaggio di una verifica che dovrebbe iniziare prima della chiusura dell’anno. In questo modo i datori di lavoro possono intervenire per tempo, valutando un’assunzione, una convenzione o una diversa soluzione prevista dalla normativa.
Il ritardo o l’omissione possono comportare sanzioni amministrative. Gli importi e le modalità di calcolo devono essere verificati in base alla violazione concreta e alla disciplina vigente, distinguendo il mancato invio del prospetto dalla mancata copertura della quota. Non è corretto applicare automaticamente una cifra unica a ogni situazione.
La documentazione da conservare comprende prospetto, ricevuta telematica, conteggio della base occupazionale, contratti dei dipendenti computati ed eventuali provvedimenti di sospensione, esonero o convenzione.
Come organizzare un’assunzione tramite collocamento mirato
L’assunzione deve partire dalla posizione disponibile, non dalla sola necessità di coprire una quota. Una mansione non adeguatamente analizzata può generare difficoltà operative per il lavoratore e per il reparto, oltre a rendere fragile la scelta aziendale.
La procedura può essere organizzata in cinque fasi.
1. Analisi della posizione
L’azienda deve descrivere attività, responsabilità, orari, ambiente, strumenti utilizzati e requisiti professionali. È utile distinguere le competenze indispensabili da quelle che possono essere acquisite attraverso affiancamento e formazione.
Una job description generica, come “addetto amministrativo”, non è sufficiente quando la posizione richiede contatto con il pubblico, movimentazione di carichi, uso continuativo del computer o lavoro su turni. La precisione aiuta il servizio per l’impiego a individuare i candidati ideali per l’assunzione lavoratori disabili.
2. Verifica delle condizioni di lavoro
La valutazione riguarda anche accessibilità, postazione, dispositivi, tempi di pausa e possibili adattamenti. Se la mansione presenta rischi particolari, l’azienda deve coordinare l’inserimento con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il medico competente, quando previsto, prevenendo così qualsiasi rischio di infortunio sul lavoro o malattia professionale.
Il Documento di Valutazione dei Rischi deve riflettere l’organizzazione reale. L’inserimento di una nuova persona non sostituisce gli obblighi del D.Lgs. 81/2008, né consente di ignorare formazione, informazione e consegna dei dispositivi di protezione individuale.
3. Scelta del canale
L’azienda può utilizzare il servizio di collocamento mirato, pubblicare offerte di lavoro compatibili con le procedure territoriali oppure optare per una richiesta nominativa o per un avviamento numerico. La scelta dipende dalla situazione della quota, dalle competenze richieste e dalle indicazioni del Centro per l’impiego.
Le Regioni e le Province autonome organizzano i servizi in modo diverso. Un’impresa con sede a Roma deve rapportarsi agli uffici competenti del Lazio. Nelle Marche, le verifiche possono riguardare le province di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro e Urbino, secondo le procedure regionali e territoriali applicabili.
4. Formalizzazione del rapporto
Il contratto deve indicare correttamente CCNL, livello, mansioni, orario, sede e durata. La comunicazione obbligatoria deve essere inviata nei termini previsti. L’assunzione deve poi risultare nei flussi amministrativi e nei cedolini.
Il livello non può essere scelto soltanto in base al titolo della posizione. Deve corrispondere alle attività effettivamente svolte, all’autonomia e alle responsabilità assegnate.
5. Monitoraggio dell’inserimento
Dopo l’assunzione, il responsabile dovrebbe verificare l’inserimento nei primi mesi. Presenze, assenze, produttività, necessità formative e adattamenti devono essere raccolti in modo ordinato.
Il monitoraggio non ha una funzione meramente formale. Permette di correggere l’organizzazione prima che un problema diventi una contestazione o una cessazione anticipata.
Convenzioni, esoneri e sospensione degli obblighi
La convenzione può essere utile quando l’azienda deve programmare l’assunzione in un periodo definito oppure necessita di un percorso graduale. L’accordo con il servizio competente stabilisce tempi, modalità e impegni delle parti.
Esistono anche accordi specifici che coinvolgono cooperative sociali, enti del Terzo settore o altri soggetti autorizzati. Nel 2025 sono state introdotte modifiche normative che richiedono una verifica puntuale delle percentuali e delle condizioni applicabili nel 2026. Prima di utilizzare una convenzione, l’impresa deve controllare il testo vigente e le istruzioni territoriali.
La scheda regionale sul collocamento mirato offre un esempio delle informazioni operative che possono essere richieste dalle amministrazioni territoriali.
L’esonero parziale non è una soluzione automatica per evitare l’assunzione, ma può essere previsto in presenza di caratteristiche specifiche dell’attività. In questi casi occorre presentare domanda, documentare i presupposti e versare il relativo contributo esonerativo, il quale viene destinato direttamente al fondo regionale disabili competente per territorio.
La sospensione temporanea degli obblighi può riguardare situazioni aziendali determinate, come procedure di crisi, ristrutturazioni o ricorso ad alcuni strumenti di sostegno al reddito. Anche in questo caso la sospensione deve essere verificata e documentata. Non basta dichiarare che l’impresa si trova in difficoltà.
Il servizio dedicato agli obblighi della Legge 68/1999 mostra come le amministrazioni regionali possano fornire indicazioni specifiche su procedure, servizi e adempimenti.

Incentivi e valutazione del costo del lavoro
L’assunzione lavoratori disabili può dare accesso a incentivi contributivi, quando sono rispettati i requisiti previsti dalla legge e dalle disposizioni operative. L’agevolazione dipende spesso dal grado di invalidita civile o da infortunio, dalla percentuale di riduzione della capacita lavorativa, dalla tipologia contrattuale, dalla durata del rapporto e dalle caratteristiche dell’inserimento.
L’incentivo non deve però essere l’unico criterio di scelta. Il costo aziendale comprende retribuzione, contributi, ratei, ferie, TFR, eventuali premi, formazione, adattamento della postazione e gestione amministrativa. Un calcolo corretto deve considerare l’intero periodo di permanenza previsto per i lavoratori disabili.
È utile predisporre una simulazione che confronti:
- costo ordinario del rapporto;
- agevolazione contributiva applicabile;
- eventuale costo degli adattamenti;
- durata minima richiesta;
- costo della formazione;
- impatto sulla quota di riserva;
- possibili alternative organizzative.
La gestione del payroll deve ricevere tempestivamente tutte le informazioni. Incentivi, assenze, trasformazioni e variazioni dell’orario devono essere applicati nei flussi contributivi e nelle buste paga senza disallineamenti.
Per una PMI, la convenienza non dipende soltanto dal risparmio immediato. Una scelta sostenibile è quella che mantiene coerenza tra mansione, organizzazione, livello contrattuale e budget.
Controlli interni e documentazione da conservare
Il collocamento mirato aziende richiede un fascicolo aggiornato. La documentazione dovrebbe consentire di ricostruire perché l’impresa ha scelto una determinata procedura e come ha verificato la copertura della quota di riserva.
È opportuno conservare:
- conteggio annuale dell’organico;
- prospetti informativi e ricevute;
- comunicazioni con il Centro per l’impiego;
- convenzioni e autorizzazioni;
- contratti e lettere di assunzione;
- job description e organigramma;
- documentazione relativa a formazione e sicurezza;
- dati delle presenze e delle variazioni contrattuali;
- prospetti di calcolo degli incentivi.
La lettera di assunzione, il lavoro svolto e il cedolino devono raccontare la stessa situazione. Se il dipendente viene assunto per attività esecutive, ma coordina stabilmente un reparto o gestisce clienti con autonomia, il livello deve essere riesaminato.
Lo stesso controllo riguarda l’orario. Un part-time utilizzato per coprire un fabbisogno a tempo pieno può produrre differenze retributive e contributive, oltre a contestazioni sull’orario effettivo.
Un audit interno annuale consente di verificare:
- quota di riserva;
- scadenze;
- correttezza delle comunicazioni;
- documenti presenti nel fascicolo, inclusi i verbali che attestano il grado di invalidita del lavoratore e la documentazione sanitaria originale sull’invalidita civile;
- coerenza tra presenze e payroll;
- applicazione degli incentivi.

Quando coinvolgere il consulente del lavoro
La consulenza è utile quando i datori di lavoro devono verificare la soglia occupazionale, gestire più sedi o scegliere tra assunzione, convenzione, esonero e sospensione. Il professionista può coordinare dati aziendali, comunicazioni, payroll e documentazione, oltre a curare i rapporti con il centro per l’impiego per una corretta gestione del collocamento mirato.
Per le imprese con sede a Roma e provincia, il supporto può riguardare anche i rapporti con gli uffici territoriali, la gestione delle assunzioni e l’integrazione con gli adempimenti INPS e INAIL. La stessa assistenza può essere organizzata per aziende delle province marchigiane, da Ancona ad Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro e Urbino, oltre che per clienti presenti in altre regioni.
Studio Trotta affianca aziende e professionisti nella gestione del personale, nell’elaborazione paghe e nelle comunicazioni obbligatorie. Per esaminare organico, posizione da coprire e possibili procedure, è possibile Richiedi una consulenza oppure consultare I nostri servizi di consulenza del lavoro.
Il valore del supporto non consiste nel compilare un modulo. Consiste nel collegare la decisione aziendale alla documentazione corretta, evitando che una scelta sostenibile sul piano organizzativo diventi fragile sul piano contrattuale o amministrativo.
Una gestione ordinata protegge l’azienda
Il collocamento mirato aziende deve essere gestito come parte della pianificazione del personale. Prima si analizzano organico, mansioni e costi, poi si sceglie la procedura e si prepara la documentazione.
Le quote previste dalla legge 68 1999 sono soltanto il punto di partenza per un efficace inserimento lavorativo. La conformità dipende dalla coerenza tra dati, comunicazioni, rapporto di lavoro e attività realmente svolta. Una verifica periodica permette di intervenire prima della scadenza o di un controllo.
Per un’impresa di Roma, del Lazio, delle Marche o di qualsiasi altra area italiana, il metodo non cambia: dati aggiornati, responsabilità definite e supporto specialistico quando la situazione richiede valutazioni tecniche.
Domande frequenti sul collocamento mirato aziende
Quando scatta l’obbligo di assunzione?
L’obbligo di assunzione scatta, in linea generale, quando il datore di lavoro raggiunge almeno 15 dipendenti computabili. La quota varia in base alla dimensione dell’organico: una persona tra 15 e 35 dipendenti, due tra 36 e 50, il 7% oltre 50.
Entro quando deve essere inviato il prospetto informativo?
Il prospetto informativo deve essere trasmesso entro il 31 gennaio, con riferimento alla situazione occupazionale del 31 dicembre precedente, quando si sono verificate variazioni che incidono sulla quota o sull’obbligo.
L’azienda può scegliere liberamente il candidato?
La procedura dipende dal canale utilizzato. La richiesta nominativa, l’avviamento numerico tramite gli elenchi disoccupati e la convenzione hanno regole diverse. L’azienda deve rapportarsi al servizio per il collocamento mirato competente e rispettare le modalità territoriali.
È possibile chiedere un esonero?
L’esonero parziale può essere riconosciuto soltanto in presenza dei presupposti previsti dalla legge, collegati alle caratteristiche dell’attività e alle mansioni svolte. La richiesta deve essere documentata e può comportare il pagamento di un contributo esonerativo.